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Il piacere ha una memoria?

Il piacere ha una memoria? Come il cervello associa luoghi, profumi e situazioni all’eccitazione

Ci sono profumi che non sono semplicemente profumi.

Basta sentirli per un istante e qualcosa cambia. Una persona torna alla mente. Una stanza sembra improvvisamente vicina. Ricordiamo una notte, un viaggio, un abbraccio o una sensazione che pensavamo di aver dimenticato.

A volte succede con una canzone. Altre con il profumo della pelle, con l’odore delle lenzuola pulite, con una particolare luce o persino entrando in una camera d’albergo.

E insieme al ricordo può tornare qualcosa di ancora più sorprendente: il desiderio.

Ma perché succede?

Il piacere può davvero avere una memoria?

In un certo senso, sì. E per comprenderlo dobbiamo entrare nel luogo in cui una parte importante del piacere ha origine: il cervello.

Il piacere non riguarda soltanto il corpo

Quando pensiamo all’eccitazione tendiamo a immaginarla come una reazione prevalentemente fisica.

In realtà, il desiderio umano è molto più complesso.

Durante un’esperienza piacevole il cervello non registra soltanto ciò che sta accadendo al corpo. Registra anche ciò che circonda quell’esperienza.

La persona che abbiamo davanti.

Il luogo.

Un odore.

Una voce.

La musica.

La luce.

Le emozioni che proviamo.

Persino piccoli dettagli apparentemente insignificanti possono entrare a far parte del ricordo.

Il nostro cervello è infatti straordinariamente bravo a creare associazioni. Quando due esperienze si verificano insieme, soprattutto se accompagnate da emozioni intense, può stabilire un legame tra loro.

Ed è qui che le cose diventano interessanti.

Perché, successivamente, uno di quegli elementi potrebbe essere sufficiente a richiamare parte dell’esperienza.

Quando un profumo diventa una macchina del tempo

Probabilmente ti è già successo.

Senti un profumo e immediatamente pensi a qualcuno.

Non hai deciso di ricordarlo. Il ricordo è semplicemente comparso.

L’olfatto possiede un rapporto particolarmente stretto con i sistemi cerebrali coinvolti nelle emozioni e nella memoria. Per questo gli odori possono evocare ricordi autobiografici estremamente vividi.

E quando un determinato profumo è stato presente durante momenti di forte coinvolgimento emotivo o intimo, può finire per essere associato anche a quelle sensazioni.

Non significa che esista un profumo universalmente afrodisiaco capace di accendere automaticamente il desiderio.

La parte affascinante è quasi l’opposto.

Uno stesso profumo può non significare assolutamente nulla per una persona ed essere potentissimo per un’altra.

Perché non conta soltanto l’odore.

Conta la storia che abbiamo costruito intorno a quell’odore.

Anche il desiderio può avere una colonna sonora

Poi ci sono le canzoni.

Quelle che dopo anni riescono ancora a riportarci esattamente in un determinato momento della nostra vita.

La musica è strettamente collegata alle emozioni e alla memoria autobiografica. E proprio per questo può diventare parte del ricordo di un’esperienza intima.

Una canzone ascoltata durante un momento particolarmente intenso può acquisire un significato completamente personale.

Anni dopo, bastano magari le prime note.

Il cervello riconosce qualcosa di familiare e riapre, almeno in parte, quella vecchia porta.

Ecco perché alcune coppie hanno inconsapevolmente una propria colonna sonora.

Non necessariamente una canzone romantica.

Potrebbe essere il pezzo che passava alla radio durante il primo viaggio insieme.

Una playlist ascoltata in vacanza.

La musica di quella camera d’albergo.

O una canzone che, per tutti gli altri, non ha assolutamente niente di sensuale.

Per loro, invece, sì.

Perché in vacanza il desiderio sembra diverso?

C’è poi un fenomeno che molte persone conoscono bene.

Si parte per qualche giorno e improvvisamente ci si sente più leggeri, curiosi e disponibili alla scoperta.

Anche l’intimità può sembrare diversa.

Naturalmente non esiste una sola spiegazione: stress, tempo disponibile, qualità della relazione, stanchezza, contesto e caratteristiche individuali possono cambiare completamente l’esperienza.

Ma c’è anche un elemento estremamente semplice: la novità.

Un posto nuovo interrompe le associazioni della vita quotidiana.

Non ci sono i piatti nel lavandino.

Non c’è la sveglia delle sette.

Non c’è la stessa camera da letto vista ogni sera.

Ci sono invece nuovi odori, nuovi panorami, nuovi ritmi e nuove sensazioni.

E la novità può attirare l’attenzione, aumentare la curiosità e rendere un’esperienza più memorabile.

Forse è anche per questo che ricordiamo così bene alcune notti vissute lontano da casa.

Non era necessariamente soltanto ciò che è successo.

Era tutto ciò che c’era intorno.

Una stanza può diventare sexy?

Sì, ma non perché esistano stanze oggettivamente erotiche.

Pensiamo alla camera da letto.

Se per mesi diventa esclusivamente il posto in cui guardiamo il telefono, lavoriamo al computer, discutiamo dei problemi quotidiani e infine crolliamo esausti, il cervello continuerà a ricevere sempre gli stessi segnali.

Routine.

Sonno.

Stanchezza.

Quotidianità.

Cambiare alcuni elementi può modificare il contesto.

Una luce differente.

Una playlist.

L’assenza del telefono.

Un profumo particolare.

Lenzuola diverse.

Un gioco mai provato.

Non sono formule magiche per creare desiderio. Il desiderio umano non funziona come un interruttore.

Ma possono contribuire a creare un contesto differente da quello della routine.

Ed è proprio il contesto, spesso, a essere sottovalutato.

Il corpo può “ricordare” il piacere?

Qui bisogna fare una distinzione importante.

Quando diciamo che il corpo ricorda utilizziamo spesso un’espressione suggestiva, ma scientificamente semplificata.

Non è il corpo a conservare un piccolo archivio segreto delle nostre esperienze erotiche.

È il sistema nervoso, insieme ai processi di memoria, apprendimento, aspettativa ed emozione, a permetterci di riconoscere determinate esperienze e anticiparne altre.

Ed è proprio l’anticipazione una delle componenti più interessanti del desiderio.

Pensiamo a quando aspettiamo qualcosa che sappiamo essere piacevole.

A volte il piacere comincia molto prima dell’esperienza stessa.

Comincia nell’attesa.

Quando il cervello impara ad aspettarsi il piacere

Immagina una coppia che crea un piccolo rituale.

Una determinata playlist.

Una luce particolare.

I telefoni lasciati fuori dalla stanza.

Un massaggio.

Un gioco scelto insieme.

Se quel rituale viene ripetutamente associato a esperienze positive, alcuni suoi elementi possono progressivamente diventare segnali che anticipano ciò che potrebbe accadere.

Ed è una delle caratteristiche più affascinanti della nostra mente:

non reagiamo soltanto a quello che stiamo vivendo. Reagiamo anche a ciò che ci aspettiamo di vivere.

Naturalmente non significa che ripetendo tre volte la stessa playlist si possa “programmare” il desiderio.

Le persone non sono algoritmi.

Il desiderio dipende da moltissimi fattori e può cambiare nel corso della vita.

Ma creare associazioni positive può rendere determinati rituali profondamente personali.

E i sex toys?

Anche un sex toy può entrare in questo meccanismo.

Non soltanto per la stimolazione che produce.

Il momento in cui viene scelto, l’attesa del suo arrivo, il modo in cui viene introdotto nella coppia o utilizzato da soli possono diventare parte dell’esperienza.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti del piacere: un oggetto non possiede un significato erotico universale. Siamo noi ad attribuirglielo.

Lo stesso toy può essere semplicemente silicone, tecnologia e design per qualcuno.

Per qualcun altro può ricordare un momento preciso.

Una scoperta.

Una prima volta.

Una serata particolare.

O una nuova fase della propria intimità.

Per questo scegliere qualcosa di nuovo non significa necessariamente cercare qualcosa di “più forte”.

A volte significa semplicemente introdurre qualcosa che prima non c’era.

Possiamo creare nuovi ricordi di piacere?

Probabilmente questa è la domanda più interessante.

Non possiamo ordinare al cervello:

“Da oggi questa canzone dovrà eccitarmi.”

Ma possiamo creare le condizioni perché nascano nuove associazioni.

Cambiare qualcosa.

Rallentare.

Eliminare le distrazioni.

Scegliere insieme una musica.

Scoprire un nuovo profumo.

Cambiare ambiente.

Provare un gioco diverso.

Oppure semplicemente dedicare a quel momento un’attenzione che normalmente viene divorata dalla quotidianità.

Perché i ricordi più intensi raramente sono fatti da un solo elemento.

Sono combinazioni.

Un odore.

Una voce.

Una sensazione.

Una persona.

Un posto.

Un’emozione.

Ed è l’insieme che, qualche volta, rimane con noi.

Il piacere è anche una storia che il cervello conserva

Forse è proprio questo che rende il desiderio umano così affascinante.

Non nasce soltanto da ciò che abbiamo davanti.

Può essere influenzato da quello che abbiamo vissuto, dalle associazioni che abbiamo costruito e dalle aspettative che abbiamo imparato ad avere.

E così può capitare che, anni dopo, una porta apparentemente chiusa si riapra per un dettaglio minuscolo.

Una canzone.

Una stanza.

Un profumo.

Una sensazione familiare.

E improvvisamente ricordiamo.

Non soltanto cosa è successo.

Ma anche come ci siamo sentiti.

Forse il piacere non vive soltanto nel corpo.

A volte rimane nascosto in una canzone, in una stanza, in un profumo.

E aspetta soltanto qualcosa che gli faccia ricordare la strada.

Seduxya — Il piacere non ha una sola forma. Scopri la tua.